6 classi, 11 solitudini 1 Dottor Geco.

11-solitudini (1)23. 03 Domani incontrerò con Dr.Script 6 classi della scuola media inferiore per una bella iniziativa di animazione alla lettura. Leggerò e discuterò di due racconti formidabili: Dottor Geco, da 11 solitudini, di Richard Yeats e Altri, dai Sillabari di Goffredo Parise. Con l’aiuto degli story cubes proveremo a giocare a riscrivere il finale. Poi il 15 Aprile torno a casa, cioè dalla Cooperativa Pixi , che dopo tante rogne e un anno tutto in salita cosa fa? Tiene aperto un localino che è già un centro di aggregazione a tutti gli effetti, un posto bello, come la Pixi. Questo è solo l’inizio, questo progetto che mi porto dietro, con una lunga interruzione, da almeno due anni, sta per decollare con un bel po’ di novità, dopo un bel po’ di lavoro sommerso. Intanto grazie a Francesca Guercio per avermi proposto questa bella esperienza. E grazie alla Pixi per la sua tenacia. E grazie anche a Giada Marinensi e Belze Bru per il regalo degli story cubes. Vediamo che succede domani.

24.03

A parte il fatto che 3 ore con i ragazzi sono volate, che è andato tutto bene e nc2a574fa2287b4a9bff40de935bc7d60_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgon mi hanno sfanculato -nemmeno per un attimo, mi resteranno in mente alcune cose. Quando, dopo aver raccontato la fragilità e l’aggressività con cui Vincent Sabella cerca al tempo stesso di rendersi invisibile e di provocare i nuovi compagni di classe, uno dei ragazzi di prima ha risposto alla mia domanda (avete chiara questa sensazione?) ammettendo tranquillamente: sì, io sono 4 anni che mi sento sempre così. La loro richiesta di rileggere per la seconda volta il finale di Dottor Geco, per sentire ancora una volta (erano proprio presi) la descrizione del corpo nudo di Miss Price disegnato da Vincent, mezzo innamorato e furioso. La loro risata alla parola: capezzoli. Quelli che non volevano mollarmi e prima di andarsene sono venuti a darmi una pacca sulle spalle, lo sguardo prima sfidante poi amico di una ragazza, le facce prima annoiate poi attente di molti di loro. C’era casino, c’era silenzio, c’erano le risate, e in mezzo un semplice racconto scritto così bene da salvare la mia pellaccia per tutto il tempo. Questo il potere della letteratura.

Ah, poi alla fine non ho letto Parise. In compenso ho raccontato loro di Cheever che,ubriaco perso, insegnava scrittura all’università e di Carver in una lavanderia a gettoni alle prese con il suo sogno di diventare uno scrittore. E del mio sette in condotta in terza media. Hanno gradito.

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